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LA RABBIA SI COLTIVA, NON SI DELEGA

Il 19 luglio, alla vigilia dei 25 anni dall’ assassinio di Carlo Giuliani e dei crimini dello stato italiano nelle giornate del G8, nel quartiere già iper militarizzato del Pilastro a Bologna, veniva ucciso dagli sbirri infami assassini Fakir, 43 anni, origini marocchine.

Se la retorica dei giornali è stata quella di parlare di una persona che “ha perso la vita, che è morta” e non che è stata assassinata dai sicari del governo in divisa, quella delle piazze che in questi giorni si sono mosse in solidarietà, è stata anche quella di chiedere “verità e giustizia” per Fakir.

Ma qual’è questa verità che si chiede, se non quella raccontata limpidamente dai video dell’ accaduto, nei quali l’ ennesima persona marginalizzata e razzializzata è atterrata sul pavimento mentre grida aiuto, con le ginocchia di due guardie infami che premono sul collo impedendogli di respirare, spruzzandogli spray al peperoncino direttamente in bocca, col personale sanitario omertoso spettatore dell’ omicidio?

E se questa è la verità, come si può chiedere giustizia allo stesso stato assassino e fascista che commette omicidi rimanendo impunito dietro al suo inscalfibile scudo penale?

Come ci si può aspettare “giustizia” dallo stesso stato che seppellisce il dissenso sotto decreti liberticidi, che ammazza nelle carceri e nei cpr, che arma e sponsorizza un genocidio? 

Come si può delegare tutta questa rabbia alle stesse istituzioni che ne sono la causa diretta e attiva?

Finchè l’ aspettativa di questa fantomatica giustizia sarà riposta nelle mani sporche di sangue di uno stato criminale e non nell’ autodeterminazione di masse arrabbiate che attraverso la rivolta riescono a riscattarsi, non esisterà mai nulla di anche solo vagamente analogo al concetto di “giustizia”.

Finchè la lotta contro il potere non viene applicata in senso intersezionale e ,perciò, guardando a tutte le dinamiche oppressive come connesse dalla stessa matrice fascista degli stati,non sarà mai davvero lotta.

Finchè la repressione sarà legge la rivolta sarà un dovere indispensabile ,imprescindibile e indelegabile.

Con Fakir e tutte le persone uccise dallo stato, fuori e dentro le carceri e i cpr.

SABATO 25 LUGLIO
Giornata di chiusura estiva del circolo

ore 11- Presidio al carcere di Canton Mombello
ore 13e30- Paninata benefit inguaiatx al circolo
ore 15- Musica e caciara

Nelle scorse torride giornate, dentro le mura di Canton Mombello, si è innescata la scintilla della rabbia di alcunx detenutx che vivono in una delle carceri più sovraffolate d’ italia.

Ancora una volta, il fuoco dei materassi marci sui quali dorme chi è statx privatx della libertà, fa meno rumore dei giorni di prognosi che vengono regalati alle guardie dopo le rivolte.

A fare notizia, ancora una volta, non è stata la condizione micidiale di chi sta dietro le sbarre, ma il secondino rimasto “ferito” durante quelle che vengono definite operazioni per riportare la situazione sotto controllo.

Sotto quello stesso controllo che spesso e volentieri uccide, sotto i manganelli, in solitudine, nella sporcizia delle celle, soffocando nel contare i respiri. Tutte le carceri e i cpr sono luoghi in cui si muore, o meglio, si viene assassinatx dallo stato e Canton Mombello, con il suo tasso di sovraffollamento del 203%, non fa certo eccezione. Infatti, l’ agosto scorso, dietro quelle mura, una persona è stata suicidata dallo stato nella sua cella rovente, riuscendo a uscirne soltanto con l’ inutile tentativo di raggiungere l’ ospedale.

E se nelle gabbie dello stato lo spazio è già infinitamente insufficiente, a toglierne ulteriore ci pensano i decreti legislativi di un governo che fa dei suoi vessilli sicurezza e repressione.
L’ ultimo, approvato qualche giorno fa, estende il fermo preventivo, già in vigore nel pacchetto sicurezza, anche ai minori di 18anni.
Lo scopo è palesemente quello di profilare razzialmente quella fascia di giovani che fino ad ora venivano “soltanto” fermati dagli sbirri e sparati a sangue freddo nei parchi di Rovereto,come Abderrahim Mansouri, o investiti sotto le gazzelle delle guardie, come Ramy.  In materia di misure preventive il governo Meloni ha dimostrato di averle adottate come strumento prediletto per affogare il dissenso con punizioni esemplari, inasprendo sempre di più le pene ed estendendo il potere d’ intrepretazione della legge a sbirri sempre più armati e legittimati.

Ed è proprio nel colpire chi lotta che queste misure trovano la loro massima espressione,come il rinnovo del regime di tortura del 41bis ad Alfredo.
Come il carcere preventivo a Luigi e Bak che da 8 mesi sono agli arresti in attesa di giudizio.
Come le indagatx del 16 giugno rilasciatx settimana scorsa dopo due settimane agli arresti con la sola “prova” di possedere fanzine di carta, operazione evidentemente costruita con la squallida scusa di sgomberare lo spazio del Bencivenga.

O ancora come le 91 persone schedate per aver espresso solidarietà a Sara e Sandro sul luogo della loro morte.
Se il potere costituito si illude di riuscire ad affogare la libertà sotto una pioggia di decreti legislativi attraverso il ricatto della prigione, resistere in questa tempesta liberticida, oltre ad essere una necessità inalienabile, è un compito indispensabile alla frantumazione di un sistema sempre più elitario e fascista.

Quando la repressione è legge la rivolta è dovere
Contro ogni frontiera e ogni prigione
Libertà per tuttx!

 A fianco di Alfredo, Anna, Juan, Bak, Luigi, Pietro, tuttx le indagatx del 16 giugno e tuttx lx detenutx

VENERDI PUNX AGAINST GENTRIFICATION

Contro il logorio della vita di consumo nei weekend gentrificati del quartiere del Carmine, il Bono apre le porte!

Boicotta i localetti chic e passa a farti qualche birra gelata, a far sputare del punk allo stereo e a cospirare contro il mondo.

Cibarie vegan, distro fanze, pincanello in discesa e decibel dispettosi

Tutti i venerdì dalle 20

Birre fredde, anime incandescenti

NO GUARDIE-NO MACHI- SI PIAZZA LORETO

WORKSHOP COLTIVAZIONE DI FUNGHI D.I.Y
Quota di partecipazione 30€ bere escluso. Partecipanti da 10 a 15, chi può acconto di 10€ .
Il ricavato del workshop sarà destinato a benefit prigionierx

Il Workshop è stato rimandato a data da destinarsi

LUNEDI 11 MAGGIO
parte l’aula studio al Circolo Anarchico Bonometti!
L’aula sarà aperta tutti i lunedì dalle 14.00 alle 19.00 con bar aperto e possibilità di consultazione della libreria e della nostra distro fanze.
eventuali aggiornamenti seguici su telegram (https://t.me/circolobonometti).

1 Marzo, pranzo benefit per Gabriel

Domenica 1 Marzo alle 13 – pranzo benefit per Gabriel

a fianco di Gabriel

Nella giornata del 7 dicembre del 2025 viene ancora una volta privato della libertà il compagno Gabriel Pombo, questa volta con la scusa della calcolata strategia repressiva ai danni di anarchichx detta “Scripta manent”, che ha già rubato anni di vita a diversx compagnx tra cui Anna e Alfredo, quest’ultimo in regime di tortura del 41 bis.
Il giorno seguente all’arresto Gabriel viene scarcerato con obbligo di firma in attesa di decisione per l’estradizione in italia chiesta dalla procura di torino per l’esecuzione della condanna a due anni, nel quadro di un’inchiesta punitiva nei confronti di chi, nell’arco di una 15ina d’anni, è statx accusatx di azioni e produzioni di scritti.
Nel caso di Gabriel l’accusa è quella di “apologia e istigazione a delinquere con finalità di terrorismo” che parafrasando il linguaggio repressivo dello stato significa “colpevole di aver prodotto degli scritti che mettono in discussione il sistema e i suoi mezzi oppressivi”.
Due anni che Gabrile ha già scontato in eccesso nelle prigioni spagnole, ma che non vengono ancora riconosciuti dalla (in)giustizia italiana, che ne richiede la libertà per continuare ad accanirsi contro chi non ha mai rinunciato e rinnegato le sue idee e le sue azioni.
Nel 2019 Gabriel fu arrestato in Portogallo in un’operazione congiunta tra la sbirraglia iberica e la digos di Brescia, palesando quanto questo nuovo procedimento nei suoi confronti non sia altro che l’ennesimo tentativo di annullare il suo pensiero, rinchiudendolo in una cella e mortificando la fruibilità dei sui scritti.
Tentativo a dir poco inutile in quanto questi squallidi provvedimenti non fanno altro che far parlare ancora di più della repressione nei confronti di chi sovverte e resiste, come accadde per Alfredo e Anna lx quali condanne avrebbero previsto l’ergastolo se non fosse stato per le massicce mobilitazioni di solidarietà, contro carcere ostativo e 41 bis.
Ora Gabriel si ritrova di nuovo sotto il giogo repressivo dello stato italiano, costretto al ridicolo atto del dover dimostrare di aver scontato una pena in eccesso, per evitare l’ennesima privazione della sua libertà.
Siamo complici e solidalx con il compagno Gabriel, la sua famiglia, i suoi ideali e le sue lotte, non lo lasceremo solo durante questa ennesima tempesta.